Olio di palma: sì o no?

L’olio di palma è forse uno degli alimenti di cui si sta discutendo di più negli ultimi mesi. Il motivo di tanto scalpore è di sicuro dovuto al fatto che, ad un’attenta analisi, si tratta di un olio presente davvero in qualsiasi alimento da forno: biscotti, merendine, cereali ma anche cracker e pane prodotto industrialmente.

Se fino a qualche anno fa solo i cultori di un’alimentazione sana e soprattutto i vegetariani e i vegani erano attenti ad evitare questo tipo di olio, ora che invece l’alimentarsi in modo corretto e scegliendo solo gli alimenti giusti è diventato un trend sempre più forte, l’olio di palma sembra essere diventato l’acerrimo nemico di tutti, da evitare ad ogni costo.

Ma cos’è l’olio di palma e perché viene così ampiamente usato?

Si tratta di un olio estratto dalle palme da olio, si avvia a diventare l’olio più prodotto al mondo, ha infatti superato anche l’olio di soia, visto l’impiego massiccio che ormai se ne fa.

È stato sempre usato come olio alimentare in Africa e inizialmente non aveva mercato in Europa, solo a partire dall’ Ottocento iniziò ad essere commerciato da alcuni mercanti inglesi ed impiegato come lubrificante per le macchine ma anche per produrre saponi, dall’uso dell’olio di palma per esempio deriva il nome della famosa saponetta Palmolive. Non si tratta quindi di un prodotto nuovo ma anzi, l’olio di palma ha una lunga storia ed è anche versatile, viene impiegato oggi anche come carburante.

Ha un costo molto basso a differenza di oli più pregiati come quello di girasole o quello di oliva, proprio per questo viene preferito dalla maggior parte delle aziende, in realtà l’olio di palma rosso sarebbe anche abbastanza nutriente, viste le buone percentuali di betacarotene e vitamina E ma questo alimento ha un grosso neo che è stata la causa delle grandi discussioni che ci sono state negli ultimi mesi.

Olio di Palma: i contro

Olio di palma

Si tratta, come già detto sopra, di un olio che aumenta i fattori di rischio cardiovascolare, proprio perché è un grasso saturo, aumenta quindi il colesterolo e poiché ormai si trova in qualsiasi alimento da forno, ovviamente bisogna stare molto attenti. Certo c’è chi sostiene che l’olio di palma sia simile a molti altri oli vegetali utilizzati e che addirittura faccia aumentare il colesterolo buono e diminuire quello cattivo ma gli studi, specialmente nell’ultimo periodo, si rincorrono, smentendosi a vicenda e senza far capire ai consumatori quali siano i rischi reali dovuti al consumo di quest’olio.

Certo è che la produzione si fa sempre più ampia e l’allarme non viene più solo dai più attenti all’alimentazione ma anche dagli ambientalisti che lamentano il fatto che per aumentare le piantagioni di palme da olio siano state convertite aree ecologicamente importanti come la foresta pluviale, con effetti che si possono facilmente immaginare.

Dal 2015 tuttavia i consumatori hanno un’arma in più per tutelarsi e, almeno, scegliere se consumare o meno quest’olio, infatti è diventato obbligatorio indicare quale tipo di olio venga usato per la preparazione dei prodotti, insomma non si può più semplicemente limitarsi a scrivere “olio vegetale” nella lista degli ingredienti. Al momento infatti, non avendo l’effettiva sicurezza che effettivamente questo olio sia dannoso o meno , l’unico modo per difendersi resta quello di evitarlo, leggendo innanzitutto le etichette dei prodotti che si acquistano al supermercato e non fidandosi nemmeno delle marche bio che pure spesso lo utilizzano.

Francesca Quagliata

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